Curare l’Anoressia
La Cura Anoressia significa intervenire su pensieri, emozioni e comportamenti che mantengono la restrizione alimentare, proteggendo al tempo stesso la salute fisica.
La presa in carico multidisciplinare collega i bisogni clinici a un piano pratico e sicuro: riabilitazione nutrizionale, psicoterapia basata sulle evidenze e monitoraggio medico.
Se cerchi informazioni su anoressia e riabilitazione nutrizionale DCA, qui trovi un percorso chiaro per orientarti e prenotare.
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Che cos’è l’anoressia e perché è importante trattarla presto
Un inquadramento dei fattori di rischio che aiuta a prevenire anoressia, ricadute cliniche e gravi complicanze mediche.
L’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da restrizione dell’apporto energetico, intensa preoccupazione per peso/forma del corpo e significativa perdita di peso.
Oltre all’impatto psicologico, comporta rischi medici (malnutrizione, alterazioni ormonali, osteopenia/osteoporosi, aritmie, disidratazione).
Considerare una valutazione è indicato anche in presenza di calo di peso marcato già in giovane età o quando la preoccupazione per il peso e il cibo limita scuola, lavoro, relazioni o tempo libero.
Quando rivolgersi alo specialista della cura dell'obesità
Un intervento precoce riduce complicanze e ricadute: si parte dalla sicurezza medica, si costruiscono abitudini alimentari sostenibili e si lavora sulle credenze che alimentano il disturbo.
Condizioni correlate e comorbilità nei Disturbi del Comportamento Alimentare
Riconoscere i quadri associati permette un trattamento mirato e risultati più stabili.
01
Sottopeso e malnutrizione
Perdita di massa grassa e magra, stanchezza, freddolosità, amenorrea/ipoestrogenismo, bradicardia.
Richiedono un protocollo nutrizionale progressivo e monitoraggio elettrolitico.
02
Depressione e ansia
Umore depresso, ansia sociale e perfezionismo possono sostenere le condotte restrittive.
Il lavoro integrato psicoterapia-psichiatria migliora aderenza e prognosi.
03
Disfunzione tiroidea
L’ipotiroidismo (o pattern eutiroideo di fame) può confondere il quadro clinico.
Gli esami ormonali aiutano a distinguere adattamenti da patologia.
04
ARFID e BED
Altri DCA che possono coesistere o alternarsi nel tempo.
Necessaria una valutazione accurata per indirizzare il tipo di psicoterapia e la riabilitazione nutrizionale.
Cura Anoressia
L’obiettivo è sicurezza fisica e chiarezza diagnostica, per poi lavorare su comportamenti e pensieri disfunzionali.
Valutazione clinica e antropometrica
Misurazione di peso, BMI, circonferenze e composizione corporea con bioimpedenziometria per valutare massa magra grassa e liquidi.
Esami ematici completi
Elettroliti, funzionalità renale e epatica, emocromo, ferritina, vitamina D e profilo ormonale mirato di tiroide ed asse gonadico.
ECG
Elettrocardiogramma a riposo e, quando necessario, ecocardiogramma nelle fasi considerate a maggior rischio cardiovascolare acuto.
Screening delle complicanze
Densitometria ossea DXA indicata in caso di amenorrea prolungata, sottopeso, o riduzione della massa ossea e rischio fratturativo.
Colloqui psicologico e psichiatrico
Colloqui psicologico e psichiatrico per esplorare emozioni e comorbilità definendo obiettivi di cura e motivazione al cambiamento.
Trattamenti e prestazioni per curare l’anoressia
Il trattamento è personalizzato, progressivo e condiviso con la persona e la famiglia quando utile.
Riabilitazione nutrizionale DCA: piano alimentare graduale, prevenzione e gestione della sindrome da rialimentazione, educazione sui segnali di fame/sazietà.
CBT-E e IPT: psicoterapie con protocolli strutturati per lavorare su pensieri, emozioni e routine alimentari.
Farmacoterapia: antidepressivi e altri trattamenti quando indicati, sempre integrati al percorso psicoterapico e con monitoraggio medico.
Interventi sullo stile di vita: sonno, gestione dello stress, attività fisica protetta e progressiva.
Co-progettazione degli obiettivi: micro-passi misurabili, strumenti pratici per i pasti e prevenzione delle ricadute.
Follow-up multidisciplinare: visite mediche, dietologiche e psicologiche cadenzate, con aggiustamenti del piano.
Domande frequenti
Dubbi comuni e chiarimenti
Che cos’è l’anoressia?
È un disturbo del comportamento alimentare in cui la persona riduce in modo importante quantità e varietà del cibo, vive un intenso timore di ingrassare e percepisce il proprio corpo in modo distorto, anche quando è già sottopeso.
Spesso si associano controllo rigido del peso, esercizio fisico eccessivo e forte senso di colpa legato ai pasti. Senza cura può comportare rischi medici seri e un impatto profondo sul benessere psicologico, sulle relazioni e sulla vita quotidiana.
Quali sono le fasi dell’anoressia?
All’inizio compaiono restrizioni progressive e perdita di peso, spesso accompagnate da dieta “sempre più sana” e commenti sul corpo.
Segue una fase di mantenimento, in cui routine, rituali e paure legate al cibo diventano rigidi e occupano gran parte dei pensieri.
Se non si interviene il disturbo può cronicizzarsi o alternarsi a ricadute dopo periodi di apparente miglioramento. Il trattamento mira a interrompere questo ciclo, ristabilire sicurezza fisica e recuperare flessibilità nella relazione con cibo e corpo.
Qual è la causa dell’anoressia?
L’anoressia ha origini multifattoriali: entrano in gioco predisposizione biologica, funzionamento del sistema nervoso, tratti di perfezionismo, eventi stressanti, dinamiche familiari e influenze socioculturali legate all’immagine corporea.
Non nasce da “mancanza di volontà” né da un semplice desiderio estetico.
Non è una scelta, ma una malattia complessa che richiede cura specialistica, tempo e un contesto di supporto adeguato per essere affrontata.
Quale medico cura l’anoressia?
La presa in carico è affidata a un team: endocrinologo o medico internista garantisce la sicurezza fisica e monitora gli esami, il dietologo o nutrizionista clinico segue il piano alimentare, lo psicologo psicoterapeuta lavora sugli aspetti emotivi e comportamentali, mentre lo psichiatra valuta eventuali terapie farmacologiche.
Quando necessario vengono coinvolti pediatra o ginecologo e si offre spazio anche ai familiari.
La collaborazione tra professionisti permette un percorso coordinato e più efficace.
Come si cura l’anoressia?
La cura combina riabilitazione nutrizionale graduale, per recuperare peso e funzioni corporee in sicurezza, con psicoterapia basata sulle evidenze, come CBT-E o altri approcci specifici per i disturbi alimentari.
In alcuni casi si associano farmaci, ad esempio per ansia, depressione o ossessività, sempre integrati in un progetto globale.
Il percorso è personalizzato, procede per obiettivi condivisi e viene monitorato nel tempo con controlli clinici, nutrizionali e psicologici regolari.
Quando serve il ricovero?
Il ricovero è indicato quando il rischio medico è elevato, per esempio in presenza di elettroliti molto alterati, aritmie, disidratazione grave, peso estremamente basso o svenimenti ripetuti.
Può essere necessario anche quando non è possibile garantire la sicurezza a domicilio, per condotte autoelesive, rifiuto assoluto del cibo o forte compromissione delle funzioni quotidiane.
In queste situazioni l’ambiente protetto consente monitoraggio continuo, rialimentazione sicura e avvio strutturato del percorso terapeutico.
La tiroide può “bloccare” il peso?
Nelle restrizioni prolungate l’organismo può attivare adattamenti ormonali che rallentano il metabolismo, inclusa una riduzione temporanea di alcuni ormoni tiroidei.
Questo talvolta viene percepito come “blocco del peso” o impossibilità a riprendere chili nonostante i cambiamenti.
La valutazione endocrina aiuta a distinguere ciò che è conseguenza del sottopeso da eventuali vere patologie tiroidee e chiarisce quali aspetti migliorano con una rialimentazione graduale e controllata.
Come prevenire le ricadute?
La prevenzione delle ricadute passa da un follow up regolare, che permetta di intercettare precocemente segnali di allarme, come ritorno di restrizioni o pensieri ossessivi sul peso.
Si costruiscono piani di gestione per momenti critici, festività, cambi di routine o stress, insieme a un supporto psicologico continuativo.
Obiettivi realistici su alimentazione, attività, studio o lavoro e benessere emotivo aiutano a mantenere i progressi nel tempo, rafforzando la capacità di chiedere aiuto prima che il disturbo riprenda forza.