Visita Dislipidemica
Gestire le dislipidemie significa ridurre il rischio di infarto e ictus intervenendo su colesterolo LDL e trigliceridi con un piano su misura.
La visita dislipidemica collega storia clinica, stile di vita ed esami, definendo una cura efficace e sicura.
In questa pagina trovi come affrontare colesterolo alto, dislipidemia familiare e ipertrigliceridemia, con obiettivi chiari e controlli programmati.
Perché scegliere il Dottor Alberto Aglialoro per la la gestione delle displipidemie?
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Capire i grassi nel sangue per proteggere il cuore
Che cos’è la dislipidemia e perché è importante trattarla
La dislipidemia è un’alterazione dei grassi nel sangue (LDL, HDL, trigliceridi) che favorisce la formazione di placche nelle arterie.
Spesso non dà sintomi, ma aumenta il rischio di coronaropatia, ictus e malattia periferica.
Un inquadramento specialistico consente di identificare cause secondarie (es. ipotiroidismo, fegato grasso), valutare il rischio personale e impostare la terapia più adatta, combinando stile di vita e farmaci.
Il diabetologo è lo specialista delle malattie metaboliche: valuta insieme assetto lipidico, glicemia, peso, pressione e stile di vita, definendo una strategia personalizzata per ridurre il rischio di infarto e ictus.
Quando rivolgersi al diabetologo
È utile rivolgersi al diabetologo quando gli esami del sangue mostrano colesterolo o trigliceridi elevati, soprattutto se sono presenti familiarità per infarto precoce, sovrappeso, ipertensione o glicemia al limite.
La classificazione corretta guida scelte terapeutiche e tempi di follow-up.
Tipi di dislipidemia e condizioni correlate
01
Colesterolo LDL elevato
Il colesterolo “cattivo” è il driver principale dell’aterosclerosi. Obiettivi LDL personalizzati in base al rischio cardiovascolare.
02
Ipertrigliceridemia
03
Dislipidemia familiare
04
Aterosclerosi e complicanze
TSA, coronaropatia, ictus/Stroke, IMA: indicatori di malattia conclamata che richiedono strategia aggressiva.
05
Ipotiroidismo e fegato metabolico
Visita Dislipidemica
Percorso completo per definire il rischio e monitorare i risultati.
Profilo lipidico completo
Dosaggio di LDL, HDL, trigliceridi e colesterolo non HDL con valutazione del rischio cardiovascolare personale nel tempo e mirato.
Screening delle cause secondarie
Valutazione di funzione tiroidea, indici di fegato e rene, glicemia e HbA1c per escludere cause metaboliche secondarie, rilevanti.
Valutazione cardiologica
Visita cardiologica con ECG, ecocardiogramma e prova da sforzo; coronarografia nei casi selezionati ad alto rischio cardiaco noto.
Studio vascolare
Ecodoppler TSA per ispessimenti e placche; imaging epatico mirato per steatosi, e per documentare segni iniziali di fibrosi lieve.
Controlli periodici
Controlli periodici per verificare efficacia, aderenza, e tollerabilità della terapia, con revisione tempestiva di dosi, e schemi.
Trattamenti e prestazioni per le dislipidemie
Stile di vita: nutrizione personalizzata, attività fisica, riduzione del peso quando necessario, igiene del sonno e gestione dello stress.
Statine (simva-, atro-, rosuvastatina): cardine della terapia per ridurre LDL e rischio CV.
Ezetimibe / Acido bempedoico (Nilendo) e combinazione Nustendi quando serve un ulteriore calo di LDL.
Inibitori PCSK9 (Evolocumab/Repatha, Alirocumab/Praluent) e Inclisiran (Leqvio) per pazienti ad alto/altissimo rischio o con LDL refrattaria.
ASA (Acido Acetilsalicilico) dove indicato per prevenzione secondaria.
Follow-up strutturato con obiettivi numerici, gestione degli effetti collaterali e ottimizzazione del trattamento.
Dubbi comuni e chiarimenti
Domande frequenti
Che cos’è la dislipidemia?
La dislipidemia è un’alterazione dei grassi nel sangue, in particolare di colesterolo e/o trigliceridi, che favorisce la formazione di placche nelle arterie.
Non sempre significa valori estremamente alti, ma anche combinazioni sfavorevoli tra LDL, HDL e trigliceridi che nel tempo aumentano il rischio di aterosclerosi, infarto e ictus.
Per questo non va considerata solo come “un numero fuori posto”, ma come un vero fattore di rischio cardiovascolare da riconoscere e trattare in modo strutturato.
Come si cura la dislipidemia?
Il trattamento parte da uno stile di vita mirato: alimentazione equilibrata, riduzione dei grassi saturi e degli zuccheri, attività fisica regolare e controllo del peso.
Quando questi interventi non bastano, o il rischio cardiovascolare è elevato, si associano farmaci specifici, come statine, ezetimibe, acido bempedoico, inibitori PCSK9 o inclisiran, scelti in base a storia clinica e valori di LDL/trigliceridi.
L’obiettivo è portare il colesterolo a target personalizzati e mantenerli nel tempo con controlli periodici.
Quali sono i sintomi della dislipidemia?
Di solito la dislipidemia non dà sintomi e per molti anni può passare inosservata: non provoca dolore, febbre o disturbi immediati.
Proprio per questa natura “silenziosa” è fondamentale eseguire periodicamente esami del sangue di controllo, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio come fumo, ipertensione, diabete o familiarità per infarto precoce.
Una visita dislipidemica consente di interpretare correttamente i valori, stimare il rischio personale e impostare una strategia di prevenzione su misura.
Cos’è il colesterolo LDL e perché è “cattivo”?
Il colesterolo LDL è la frazione che trasporta colesterolo dal fegato ai tessuti: è indispensabile per molte funzioni cellulari, ma quando è in eccesso tende a depositarsi nella parete delle arterie.
Nel tempo questi depositi contribuiscono alla formazione di placca aterosclerotica, che restringe il lume dei vasi e può rompersi favorendo la formazione di trombi, responsabili di infarto e ictus.
Per questo viene definito “cattivo” e rappresenta il bersaglio principale delle terapie ipolipemizzanti.
Che cos’è la dislipidemia familiare?
La dislipidemia familiare è una forma genetica in cui i livelli di LDL sono molto elevati fin dall’infanzia o dall’adolescenza, spesso con familiarità per eventi cardiovascolari precoci.
Senza un trattamento mirato il rischio di infarto in giovane età aumenta significativamente. È importante riconoscerla attraverso esami specifici e, in alcuni casi, test genetici, per impostare una terapia intensiva e valutare anche i familiari.
Intervenire presto permette di ridurre il rischio lungo tutto l’arco della vita.
Colesterolo alto e fegato grasso sono collegati?
Spesso sì: il fegato grasso non alcolico, oggi definito MAFLD/NASH/MASH a seconda della gravità, si associa di frequente a dislipidemia, sovrappeso, insulinoresistenza e maggior rischio cardiovascolare.
L’accumulo di grasso nel fegato altera la gestione dei lipidi e può contribuire a innalzare trigliceridi e colesterolo non HDL.
Per questo, quando si riscontra steatosi all’ecografia, è utile eseguire un inquadramento completo dei lipidi e impostare interventi su alimentazione, movimento e terapia farmacologica.
La tiroide può influenzare il colesterolo?
Sì. L’ipotiroidismo, cioè una ridotta funzione tiroidea, può innalzare LDL e trigliceridi e rendere più difficile raggiungere i target nonostante una terapia corretta.
In questi casi trattare l’ipotiroidismo con l’adeguata terapia sostitutiva aiuta a migliorare il profilo lipidico e a ridurre il rischio cardiovascolare globale.
Per questo, di fronte a dislipidemie “resistenti”, è buona pratica controllare anche la funzione tiroidea con esami del sangue mirati.
Ogni quanto controllare i lipidi?
Dopo l’avvio o la modifica della terapia ipolipemizzante si consiglia di ripetere il profilo lipidico dopo circa 6–12 settimane, per verificare la risposta e gli eventuali effetti collaterali.
Successivamente la frequenza dei controlli viene personalizzata in base al livello di rischio, alla stabilità dei valori e alla presenza di altre malattie, variando in genere da uno a più controlli l’anno.
Un monitoraggio regolare permette di mantenere il colesterolo a target e di adattare la terapia nel tempo.